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Palazzo dei Normanni di Palermo

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Palazzo dei Normanni (Palermo)

la storia del Palazzo, la Cappella palatina, la Stanza di Ruggero


Siamo affacciati sul cortile Maqueda circondato da un portico e da due ordini di loggiato.

Da qui si direbbe di essere all'interno di un
edificio rinascimentale.
In realtà si tratta degli interventi realizzati dagli Spagnoli a partire dalla
seconda metà del Millecinquecento in un edificio che è molto più antico.

Il
complesso monumentale di Palazzo dei Normanni ci racconta infatti gran parte della storia della Sicilia: qui sono testimoniati più di duemilacinquecento anni di storia.

Nell'area che oggi è occupata dal Palazzo si ebbe il primo insediamento fenicio-punico.

Una testimonianza concreta della presenza dei
Cartaginesi è visibile nella sezione sottostante le Sale Duca di Montalto, dove si può vedere la postierla della cinta muraria difensiva del VI sec.a.C.


Nei periodi successivi la struttura difensiva venne modificata sia dai
Romani che dai Bizantini: lo testimoniano gli 8 metri di stratificazioni individuati dagli studiosi.

Quando nella prima metà del IX secolo d.C. Palermo fu conquistata dagli Arabi, questi costruiscono sulle strutture preesistenti, nel luogo più alto della città, dunque in posizione strategica, una fortezza difensiva.

Nel
1072, con la conquista normanna della città, iniziano i lavori che avrebbero portato nel 1130, dopo l'incoronazione di Ruggero II  a primo re normanno di Sicilia, alla trasformazione della fortezza in Castello reale.

Il
nucleo principale della reggia normanna era costituito da un sistema di quattro torri collegate tra loro da camminamenti (c'erano la torre Pisana, la Ioària, la Chirimbi, oggi non più esistente, e la Greca che è stata oggetto di demolizioni e ricostruzioni).

Nel 1130
Ruggero II inizia a realizzare, all'interno della reggia, immediatamente al di sopra di una chiesa preesistente, la Cappella detta palatina, cioè del Palazzo, dedicata a San Pietro apostolo.

Originariamente la Cappella palatina era un edificio a sé stante; adesso è inglobata all'interno del Palazzo: furono gli Spagnoli che costruendo a ridosso della Cappella fecero sì che questa apparisse parte integrante della struttura palaziale.

Un riflesso di questo intervento è nella presenza dei due porticati:

  • quello esterno, di epoca rinascimentale, con archi a tutto tondo, colonne in tufo e capitelli di ordine dorico e


  • quello interno, di epoca medievale, con archi a sesto acuto, colonne in granito e capitelli di ordine corinzio riciclati da templi romani.


I mosaici esterni rappresentano le vicende del mitico Assalone, figlio ribelle del re David.

Furono realizzati nei primi anni del
Milleottocento sotto la reggenza di Ferdinando III di Borbone che si fece ritrarre con la moglie Maria Carolina sopra la porta principale della chiesa nel medaglione centrale tenuto dal vecchio con la corona, con l'aquila e il serpente, che rappresenta il Genio di Palermo.


Entriamo nella
Cappella palatina, il gioiello dell'architettura arabo-normanna, uno scrigno che testimonia il sincretismo  culturale e religioso voluto da Ruggero II:

maestranze latine, bizantine e islamiche vengono coinvolte in un progetto in cui i vari elementi culturali si fondono e si armonizzano.

L'edificio unisce caratteristiche architettoniche latine (pianta a tre navate) con caratteristiche architettoniche bizantine (presbiterio sormontato da una cupola).

Il soffitto in legno che copre la navata centrale è realizzato da maestranze arabe. Si tratta di un soffitto a muqarnas (alveoli e stalattiti tipici dell'arte musulmana).
La superficie è interamente dipinta: troviamo scene di caccia, di guerra, d'amore, suonatori, danzatori, danzatrici del ventre, giocatori di scacchi, animali mitologici.
In nessun altro luogo di culto si possono trovare decorazioni pittoriche islamiche con rappresentazioni di figure umane.

Nella parte centrale del soffitto si possono notare stelle a 8 punte che formano delle croci.
La stella a 8 punte è un elemento islamico, la croce è un elemento latino:
elementi appartenenti a culture diverse si fondono.
Intorno alle stelle ci sono iscrizioni in arabo.

Il mosaico pavimentale è composto da piccole tessere di pietre dure;
i mosaici delle pareti
sono realizzati in marmo come il pavimento nella parte bassa e in mosaico vero e proprio nella parte alta:

  • alle pareti delle navate laterali sono raffigurati episodi della vita di San Pietro e di San Paolo,

  • in quella centrale gli eventi dell’Antico Testamento,

  • nelle pareti del coro gli eventi del Nuovo Testamento,

  • negli intradossi degli archi e nei pilastri sono rappresentati più di 130 medaglioni di Santi e Padri della Chiesa.


Il Cristo Pantocratore benedicente, presente nella cupola, è realizzato secondo i canoni bizantini:

  • il Cristo benedice secondo il modo greco,

  • ha il libro chiuso (è rappresentato cioè nella sua essenza divina: si deve ancora rivelare agli uomini)

  • ed è chiuso in un cerchio (figura geometrica che rappresenta la perfezione) attorniato da angeli e arcangeli;

il Cristo benedicente viene ripetuto nel catino dell’abside centrale:
ma qui il Cristo benedice secondo il modo latino e ha il libro aperto (è il Cristo terreno che si è già rivelato agli uomini).

Se si paragona il Cristo dell'abside alla Madonna sottostante risultano evidenti alcune differenze stilistiche:

la Madonna infatti non è di epoca bizantina, ma venne realizzata successivamente. Al suo posto c'era una grande finestra che fu chiusa quando gli Spagnoli costruirono a ridosso della Cappella.

Il
candelabro in marmo per reggere il cero pasquale è in stile romanico; venne realizzato nel XII secolo probabilmente su commissione di Ruggero II.

La
parete del trono sul lato opposto all'altare è stata rifatta in periodo aragonese.


Siamo usciti dalla
Cappella palatina e continuiamo la visita degli ambienti normanni, dirigendoci verso la Sala di Ruggero.

Nel castello normanno dimorarono le corti di
Ruggero II, di Guglielmo I (il Malo) e di Guglielmo II (il Buono).

A continuare la politica del nonno materno Ruggero II fu
Federico II di Svevia, imperatore di Germania e re di Sicilia, figlio di Enrico VI e della normanna Costanza d’Altavilla:
abitò la reggia palermitana solo per brevi periodi, ma ne fece un importante centro culturale con la Scuola poetica siciliana.

Dopo la morte di Federico II e il tramonto della casata Sveva (1250), la Sicilia subisce la dominazione degli
Angioini e, dopo la rivolta dei Vespri siciliani (iniziata nel 1282), quella degli Aragonesi.

Alla fine del 1300 i sovrani di questa dinastia decidono, forse per motivi di sicurezza, di lasciare il Palazzo reale, che si ridurrà a sola struttura di difesa, e di trasferirsi allo Steri, il palazzo tolto ai Chiaramonte. Rimarrrà comunque sempre attiva la Cappella Palatina.

Nei primi decenni del 1500 la Sicilia si trova a far parte dei possedimenti dei sovrani spagnoli, i quali affidano il governo dell'Isola a un viceré.

Nella
seconda metà del 1500 il Palazzo, divenuto sede del viceré e della sua corte, subisce i profondi interventi di ristrutturazione a cui abbiamo accennato:

  • viene demolita un'ampia parte delle strutture normanne del Palazzo,

  • vengono realizzati il Cortile della Fontana e il Cortile Maqueda,

  • viene realizzata una struttura con tre elevazioni (una seminterrata, che alcuni decenni dopo sarebbe stata trasformata nelle Sale Duca di Montalto, una seconda che si affaccia sul Cortile 'della Fontana' e una terza elevazione, costituita dall'ampio salone che avrebbe ospitato le sedute dei 'Parlamenti generali del Regno'),

  • vengono costruiti i loggiati del Cortile Maqueda e lo scalone d'onore che collega i tre livelli.

Gli interventi degli anni successivi riguarderanno

  • la costruzione di un nuovo prospetto che verrà addossato alla struttura normanna,

  • la costruzione di un Osservatorio astronomico sulla Torre Pisana...


Siamo arrivati all'interno della cosiddetta Sala dei Venti. La sala prende il nome proprio dalla rosa dei venti rappresentata in cima al soffitto.

Da qui si accede alla
Sala di Ruggero che è considerata l'altro gioiello del Palazzo.

Le tecniche di decorazione sono le stesse utilizzate all'interno della Cappella palatina:

  • mosaico marmoreo sul pavimento e nella zoccolatura delle pareti,

  • mosaico vero e proprio nella parte alta delle pareti e nel soffitto.

Particolare è il fatto che non vi sono rappresentati temi religiosi ma scene di caccia,  vegetali, animali esotici, simboli del potere normanno, ripetuti secondo uno schema simmetrico.
Le
decorazioni si devono non a Ruggero ma a Guglielmo I "il Malo".

Da notare il tavolo, di gusto neoclassico, che vediamo al centro della stanza.
Fu portato da Ferdinando di Borbone dalla Reggia di Caserta:

  • il piano d'appoggio non è in marmo, è un fossile, una sezione di sequoia fossilizzata;

  • le gambe del tavolo riproducono le zampe di un ariete e terminano con zoccoli veri pietrificati.

Usciamo dal Palazzo scendendo per lo scalone d'onore:

  • l'impianto risale alla seconda metà del Millecinquecento, ma


  • l'attuale rivestimento marmoreo, in marmo rosso di Castellammare, fu rifatto nel 1735 in onore dell'incoronazione di Carlo III di Borbone.


Sulla destra vediamo una
carrozza che risale alla metà del Millesettecento.

Apparteneva alla famiglia Branciforte principi di Butera.
La copertura è in cuoio, la pittura è realizzata con la tecnica della tempera su oro zecchino, il tessuto è in damasco di seta pura; era trainata da sei cavalli.




La Cappella palatina

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Approfondimenti:

La scuola poetica siciliana
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Quadro storico -
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